Nell' ultimo articolo abbiamo utilizzato ebit/ev per determinare quanto sia a buon mercato un azione (cheap) ,ma la selezione avviene utilizzando anche un secondo parametro,questa volta per determinare quanto sia efficiente un azienda (good).
Greenblatt utilizza il ritorno sul capitale (ROC) per cercare di capire come faccia un azienda per generare profitti,ovvero quanto capitale è necessario per determinare l'EBIT.In media (ci sono molti fattori che possono portare ad un elevato ritorno sul capitale) le aziende con un elevato Roc sono speciali,cioè in qualche modo riescono a fare più soldi rispetto alla concorrenza.
Possiamo calcolare il ROC con la seguente formula:
Ritorno sul Capitale = EBIT/(Capitale Circolante Netto + Immobilizzazioni Nette)
Come abbiamo già visto si utilizza l'Ebit in modo da rendere il confronto più omogeneo,per quanto riguarda il CCN,Greenblatt non utilizza la formula classica (Attività Correnti - Passività Correnti) ma l'idea è quella di mettere in relazione la gestione caratteristica con le attività effettivamente impiegate nella produzione, quindi il capitale circolante viene corretto delle voci non inerenti alla produzione (si guarda quindi solo al ciclo: clienti, magazzino e fornitori), quindi bisogna togliere la cassa e le passività finanziarie di breve.Infine dovremo aggiungere le immobilizzazioni solo materiali che si trovano tra la attività non correnti (immobili,impianti e attrezzature)
Esempio Interpump:
Cliccanco qui troviamo lo stato patrimoniale.
L'EBIT era di 82.2
attività c. = 274,08
cassa = 71.05
passività correnti = 177,28
debiti finanziriari c. 8,41
immobilizzazioni mat. = 58,58
ROC = 82.2/(274,08-71,05-177,28+8,41+58,58) = 88,63%
Un valore molto elevato rispetto alla media.
La formula nel dettaglio(2).
25 marzo 2008
Etichette: joel greenblatt, ritorno sul capitale, roc
La formula nel dettaglio.
18 marzo 2008
Andiamo adesso ad analizzare nel dettaglio la formula per capirne il significato dei due parametri di selezione e partiamo dall' EY.
L'idea di base che sta dietro all'Earnigs Yield è semplicemente quello di capire quanto guadagna un business rispetto al suo prezzo di acquisto, ed è dato dal rapporto tra l'EBIT e l'enterprice value.
Viene utilizzato l'enterprice value (capitalizzazione + posizione finanziaria netta) perchè consideriamo oltre al valore dell'equity o valore di mercato anche il valore del debito che vanno a contribuire alla formazione dell'utile finale (se per un'attività mi viene chiesto 100, ma vi sono debiti per 200 è evidente che il mio esborso totale sarà di 300).
Utilizziamo poi l'EBIT o utile operativo per mettere su un stesso piano di confronto aziende con differenti livelli di debito e di tasse.Il p/e o e/p è molto influenzato da tasse e interessi/passività finanziarie.
Facciamo qualche esempio.
Dobbiamo confrontare due aziende con stesso fatturato e stesso ebit, ma la compagnia A non ha debito, la B ha un debito per 50$(ad un tasso del 10%).
Il prezzo della compagnia A è di 60$,la compagnia B costa 10$.Qual'è la più conveniente?
Il p/e della compagnia A è 10 (60/6) con un e/p del 10% (6/60),la compagnia B ha un p/e di 3.33 (10/3) e un e/p del 30% (3/10),allora qual'è la più conveniente?La risposta è ovvia la compagnia B,giusto?Non così in fretta!Andiamo a calcolare l'EBIT/EV e scopriremo che sono uguali!
Ora calcoliamo invece l'EBIT/EV di Interpump,da qui ricaviamo che l'ebit è pari a 82.2 mln,la capitalizzazione attuale è di 412 mln e la posizione finaziaria netta è negativa per 175 mln.
L'EY è pari al 14% (82.2/412+175) un parametro molto elevato che la pone tra le prime aziende dell'area euro con capitalizzazione superiore ai 150 mln.
Interpump.
17 marzo 2008

La top 100 di finanze.net può essere utilizzata anche come uno screener di titoli interessanti dal di vista fondamentale, tra questi vi è sicuramente Interpump group.
INTERPUMP GROUP è il maggiore produttore mondiale di pompe a pistoni professionali ad alta pressione ed uno dei principali gruppi operanti sui mercati internazionali nel settore dell'oleodinamica, il suo mercato è molto diversificato. Solo il 18% del fatturato è realizzato in Italia e molto buona è la sua presenza extra-UE.
Il Gruppo Interpump fu fondato da Fulvio Montipò nel 1977 a S. Ilario d'Enza (RE), dove la società capogruppo, Interpump Group S.p.A., diede inizio alla propria produzione di pompe a pistoni ad alta pressione.
Grazie, alla concezione di prodotti più compatti e maneggevoli, intuizione di Montipò , ed all'adozione di materiali innovativi, Interpump Group S.p.A. divenne in pochi anni il maggiore produttore mondiale di pompe a pistoni ad alta pressione, ed i suoi prodotti un punto di riferimento per il mercato.
Il gruppo opera con tre divisioni: la tradizionale divisione pompe ad alta pressione, la divisione motori elettrici (destinati soprattutto ad idropulitrici, pompe, macchine utensili) e la divisione dell'oleodinamico, dove vengono realizzate prese e componentistica varia.
Secondo i parametri di selezione di Joel Greenblatt si trova tra i le primissime posizioni tra le azioni dell'area euro con capitalizzazione superiore ai 150 mln.L'EY (EBIT/Enterprice Value) è del 14%,mentre il ROC ( EBIT/Capitale circolante netto+Immobilizzazioni nette) è pari all'88%.
Recentemente la società ha confermato le stime di crescita di medio periodo del 7/8% per un fatturato di circa 650 mln per il 2010.Il presidente di Interpump Giovanni Cavallini ha anche dichiarato che agli attuali prezzi (6 euro ndr) 'il titolo è a saldo' e non ha escluso un nuovo buy back.
Etichette: interpump
Il bivio.
19 febbraio 2008
Negli ultimi tempi mai vi era stata questa incertezza:grande occasione di acquisto oppure semplice pausa prima di una nuova discesa?Si perchè la valutazione di molte azioni ha raggiunto dei livelli davvero interessanti,ma il mercato è rivolto sempre al futuro e graficamente non promette nulla di buono.
Intanto si sta svolgendo una massiccia campagna di riaquisto di azioni proprie,gli insider e i manager a quanto pare sembrano avere le idee abbastanza chiare e ne stanno approfittando,anzi stando al sole 24 ore,è probabile che entreremo in una corsa al delisting,sfruttando i prezzi stracciati delle aziende sul mercato.
Stando fino alla scorsa estate era normale acquisire un'azienda pagandola 7-8 volte il margine operativo lordo,perchè i soldi erano tutti presi a prestito e a basso interesse,ma poi la liquidità è evaporata e tra selvaggi riscatti forzati di chi emotivamente vuol fare liquidità a tutti costi,chiudendo posizioni costruite a leva,le pmi ne hanno fatto le spese.
Eclatante l'esempio di Danieli,la società aveva ricevuto un'offerta di 1 miliardo per acquisire la sola attività di produzione acciaio,dato che capitalizza 1,3 miliardi,significa che tutto il suo vero business vale solo 300 mln,assurdo!
Vengono citati altri esempi,come Trevisan che varrebbe 6 volte gli utili di quest'anno,Kme primo produttore di rame europeo quota 2 volte il mol del 2008.D'amico capitalizza meno di 5 volte gli utili 2oo7 e tre volte il mol;Guala Closures vale poco più di 3 volte il mol,ecc.
Molto interessante la riflessione offerta nel commento mensile da Nextam Partners:
1. consideriamo questa crisi in tutto e per tutto simile alle altre, anche recentissime, che l’hanno preceduta: 2002-03 con recessione e guerra, 2000-01 con lo scoppio della bolla hi-tech, 1998 con mercati emergenti, Russia e LTCM, e tutte le precedenti:ogni volta un sintomo diverso, ma sempre lo stesso malessere di fondo, ovvero eccessi di compiacenza ed appetito per il rischio
che creano le condizioni per una successiva correzione, ogni volta con un motivo scatenante diverso.
2. condividiamo naturalmente le preoccupazioni inevitabili dopo una caduta dell’indice azionario di oltre il 25% in pochi mesi,ma nello stesso tempo ci chiediamo (retoricamente): ha senso preoccuparsi oggi, dopo che una caduta di questa entita’ e’ gia’ avvenuta, mentre il consenso un anno fa, quando ci stavamo avvicinando al crollo, guardava il futuro con lenti rosa?
3. il rendimento da soli dividendi Italiani equivale a quello dei titoli di stato decennali nell’area dell’euro, quindi ci chiediamo:quale e’ la classe di attivita’ sopravvalutata, le azioni o le obbligazioni?
4. riteniamo il portafoglio del Fondo sottovalutato, in alcuni casi molto sottovalutato. Accettiamo l’obiezione per la quale questo giudizio e’ inficiato dal fatto che dovremo rivedere al ribasso le nostre attese sugli utili visto che c’e’ la recessione, ma al di la’ del fatto che c’e’ una differenza tra la recessione e la fine del mondo, siamo dell’opinione che, visto che ci sara’ vita dopo il 2008,nella maggioranza dei casi le valutazioni attuali incorporano ormai un margine di sicurezza importante che servira’ quando gli analisti finalmente taglieranno le loro stime. Pensare che il mercato azionario non sia gia’ molto piu’ avanti degli analisti stessi in questo processo di riduzione delle stime e’ del tutto ingenuo, quando gli analisti saranno diventati pessimisti sull’evoluzione
degli utili, saremo alla vigilia della definitiva risalita degli stessi.
Tutto cio’ ribadito, confermiamo che, nella assoluta incertezza in ordine alle prospettive immediate, riteniamo che un investitore razionale oggi trovi nel portafoglio del Fondo un’opportunita’ di qualita’ e sottovalutata.
Etichette: bivio
Capolinea.
24 gennaio 2008
Ho fatto un casino invece di scrivere un nuovo post,ho modificato il post capolinea,azz!
